Negozi di frutta e verdura e abusivismo. Condanne dalla Corte di Cassazione e tolleranza del Comune di Genova

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Genova 2018. L’Amministrazione comunale dovrebbe tirare il freno alle attività ortofrutticole che in città espongono abusivamente Cassette su cassette.

Frutta e verdura in grandi quantità esposta sui marciapiedi di Genova, creano disagio ai passanti, ma soprattutto violano le norme non solo amministrative ma soprattutto igienico sanitarie: una questione che a Genova si ripete da troppi anni ormai,  e su cui il comune dovrebbe intervenire con la chiusura dei negozi ed il ripristino dello stato dei luoghi.

Le norme attuali consentirebbero la rimozione dell’occupazione abusiva di suolo pubblico e la chiusura dell’attività commerciale ai danni degli abusivi.

Gli abitanti contestano il comportamento scorretto di queste persone che da tempo oramai sfruttano i marciapiedi antistanti al proprio negozio come un bancone aggiuntivo, dove depositano cassette di frutta e verdura destinate alla vendita.

Cassette su cassette, in certi casi bancali, che quotidianamente i negozi, gestiti prevalentemente da extracomunitari, dispongono sul marciapiede violando le norme.

In questo senso, già da anni la corte di Cassazione si è espressa con fermezza.

La messa in commercio di frutta all’aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisce una violazione dell’obbligo di assicurare l’idonea conservazione delle sostanze alimentari e rispettare l’osservanza di disposizioni specifiche integrative del precetto”. Lo ha stabilito la Cassazione confermando, con una articolata sentenza (sezione terza, Pres. Teresi, relatore Ramacci, n. 6108 del 2014), la condanna inflitta ad un fruttivendolo dal Tribunale di Nola per aver detenuto per la vendita “tre cassette di verdura esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito”.

La legge richiamata dal supremo Collegio è quella alimenti (n. 283/1962) il cui art. 5, lett. b), punisce, con l’arresto o con l’ammenda, l’impiego nella produzione, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione.

 

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