Concerto presso la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola (Genova)

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GENOVA. Nel pomeriggio di sabato 11 maggio , la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, nel centro storico genovese, ospita un concerto dedicato alle musiche di Carlo Andrea Gambini (1819-1865), eseguite da Davide Mingozzi al pianoforte e Benedetta Torre come soprano.

Carlo Andrea Gambini nacque a Genova il 23 ottobre 1819. Il padre, Giuseppe, agiato «commesso di negozio», dilettante di musica, era, insieme al fratello Andrea, legato alla famiglia Mazzini da uno stretto rapporto di amicizia: Maria Drago Mazzini tenne a battesimo il piccolo Carlo Andrea, mentre il figlio Giuseppe, negli anni, si manterrà sempre aggiornato sui successi del promettente musicista soprannominato affettuosamente “Andreino”. Studiò sotto la guida di Emanuele Bevilacqua e ben presto iniziò a esibirsi, presentando proprie composizioni, al pianoforte e alla fisarmonica nei salotti dell’alta borghesia genovese, e all’organo nelle chiese cittadine. Mantenne però nei confronti della carriera il distacco richiesto dalla sua condizione benestante. In seguito tuttavia per far pronte ad alcuni dissesti finanziari, Gambini dovette fare della musica la propria professione. In breve tempo divenne uno tra i più ricercati insegnanti genovesi di pianoforte vantando fra i suoi allievi numerosi membri dell’aristocrazia locale. Nel 1842 Ricordi pubblicò una raccolta di Douze Etudes op. 36 per pianoforte, prima di una lunga serie di composizioni pubblicate dall’editore milanese. Nel 1845 iniziò una fruttuosa collaborazione con la «Gazzetta Musicale di Milano» e con altri periodici musicali italiani. Penna tagliente, nell’arco di poco meno di vent’anni Gambini, pubblicò più di centocinquanta articoli tra recensioni a spettacoli operistici e concertistici genovesi e giudizi sulle novità editoriali. Nei suoi scritti Gambini espresse un proprio ideale estetico che mirava a cogliere nelle composizioni il rigore “accademico” della forma e dell’impianto armonico, e s’impegnò in una strenua difesa del “gusto italiano”. Nel 1861 a Firenze vinse con un suo quartetto il Concorso Basevi, primo in Italia dedicato al genere. Morì a Genova il 14 febbraio 1865; unanime fu il cordoglio del mondo musicale.  La salma riposa ancora oggi al cimitero di Staglieno, all’interno di un monumento, opera dello scultore Federico Fabiani, commissionato dal comune di Genova nel 1868 in ricordo dell’illustre concittadino.

Mantenne cordiali rapporti con Gioachino Rossini e Saverio Mercadante, si guadagnò la stima e amicizia di Alberto Mazzucato, Adolfo Fumagalli, Stefano Golinelli, Camillo Sivori, Ferdinando Giorgetti, Angelo Mariani.

Gambini dimostrò un vivo interesse per la produzione pianistica d’oltralpe che fece propria e che sincretizzò in uno stile personale in cui si riscontra l’influenza di Chopin, Thalberg, Liszt e Schumann. L’unione di un virtuosismo trascendentale con la ricerca di un’espressività cantabile, è la cifra stilistica più ricorrente e distintiva della sua produzione, sia nelle fantasie e parafrasi su temi d’opera sia nei pezzi caratteristici.

Compose inoltre svariata musica per organo e sacra. Non tralasciò di dedicarsi anche al melodramma, in particolare Eufemio da Messina (Milano 1853), Il nuovo Tartufo (Genova 1854) e l’ode-sinfonica Cristoforo Colombo (Firenze 1851)

Al genere della romanza per canto e pianoforte Gambini si dedicò con costanza nel corso degli anni.  L’Album vocale risale al 1853 e si compone di quattro romanze: La vedova; Il salice; Zulima; È morta! In esse, come anche in Sola…! (1847) e La viola (1847 ca.), Gambini coniuga la destinazione cameristica con uno stile ricco di richiami teatrali, approntando vere e proprio scene d’opera, anche nella forma recitativo e aria.

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