L’Anfiteatro romano di Albenga ospita Dario Vergassola

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ALBENGA (SV). L’Anfiteatro romano di Albenga sull’antica via Julia Augusta (bus navetta dalle ore 19 in partenza da piazza Petrarca, davanti alla Croce Bianca di Albenga), venerdì 3 maggio 2019 alle ore 20,30 ospita Odissea un racconto mediterraneo, di cui David Riondino e Dario Vergassola presentano il canto XXIV dedicato all’Ultima Odissea. Lo spettacolo, prodotto da Teatro Pubblico Ligure, fa parte di un progetto ideato e diretto da Sergio Maifredi per riportare i testi fondativi della cultura occidentale alla forza dell’originaria dimensione orale, collegando le parole antiche ai pensieri nuovi. Biglietto intero 20 euro, ingresso gratuito per i bambini fino a 12 anni, informazioni e prenotazioni ai numeri 0182 5685216 oppure 0182 5685223.

 

L’appuntamento, organizzato da Teatro Pubblico Ligure e dal Comune di Albenga, apre la stagione 2019 di STAR – Sistema Antichi Teatri Romani, progetto ideato da Teatro Pubblico Ligure per collegare simbolicamente tutti gli antichi luoghi costruiti per rappresentare gli spettacoli dal vivo. Il sito archeologico di Albenga è stato aperto al pubblico solo l’anno scorso, in accordo con il Ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona e naturalmente il Comune di Albenga. È uno dei due soli anfiteatri romani presenti in Liguria, insieme a quello di Luni all’apice opposta della regione.

 

Nell cornice eccezionale dell’anfiteatro romano Riondino e Vergassola, diretto da Sergio Maifredi, raccontano “L’ultima Odissea”. Che il viaggio non sarebbe terminato con l’arrivo a Itaca, Odisseo lo sa bene da quando, nel regno dei morti, ha incontrato Tiresia, al nono canto. L’indovino cieco glielo ha predetto: dovrà, dopo la strage dei pretendenti, rimettersi in cammino, per terra questa volta, lontano dal mare, portando sulla spalla un remo, come una croce, come un’espiazione.

La meta non avrà le coordinate precise che individuano Itaca sulla carte nautiche. Ma quando Odisseo sarà così lontano dal mare che, al suo passare, la gente scambierà il remo per un ventilabro allora sarà giunto alla fine delle sue fatiche. Potrà fare sacrifici agli Dèi e tornare in patria. Questo viaggio per terra è una seconda Odissea a cui Omero allude e che con molte probabilità è pure esistita in forma orale e scritta ma di cui le tracce si sono perdute. Riondino e Vergassola da lì partono, dai patti di pace, che chiudono i ventiquattro canti dell’Odissea che conosciamo e ci trasportano in un’altra Odissea tutta immaginata, enigmatica e misteriosa e forse mai scritta se non l’immaginario di ognuno di noi. Ovviamente, come è nel carattere di Riondino e Vergassola, con ironia, intelligenza, irriverenza.

foto di MAX VALLE

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